Dopo aver gustato un piatto di ostriche, i gusci finiscono quasi sempre tra i rifiuti. In diversi Paesi, però, questo materiale ricco di carbonato di calcio viene recuperato e trasformato in una preziosa risorsa per l'edilizia.
Ogni anno nel mondo vengono prodotte oltre 10 milioni di tonnellate di gusci di molluschi, tra ostriche, cozze, vongole e capesante. Poiché il guscio rappresenta fino al 90% del peso dell'animale, gran parte di questo materiale finisce ancora tra i rifiuti. In Francia, Giappone e Stati Uniti viene invece frantumato e utilizzato per sostituire parte degli inerti impiegati nella produzione di calcestruzzo, pavimentazioni e altri materiali da costruzione, riducendo il consumo di materie prime estratte dalle cave.
Un esempio innovativo è Tabby, startup con sede negli Emirati Arabi Uniti che utilizza gusci di ostriche e altri scarti minerali per realizzare pannelli e rivestimenti destinati all'architettura e al design d'interni. Sempre più ricercatori guardano quindi a questo scarto alimentare come a una risorsa da valorizzare. Un esempio concreto di come anche ciò che rimane nel piatto possa contribuire a costruire città più sostenibili.
